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Che

di ozarzand (09/10/2007 - 03:30)


Q
uando saprai che sono morto

non pronunciare il mio
nome

perché si fermerebbe
la morte e il riposo.
Quando saprai che sono
morto di'

sillabe strane.
Pronuncia fiore, ape,
lagrima, pane, tempesta.
Non lasciare che le tue labbra trovino

le mie undici
lettere.

Ho sonno, ho amato, ho

raggiunto il silenzio.

(Ernesto "Che" Guevara)



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Bon voyage, mon ami

di ozarzand (27/12/2006 - 01:11)


Non ho parole mie per salutarti, Conte, troppo dolore per questa tua brusca partenza dal mondo. Resta l' affetto enorme, i ricordi preziosi e questo vuoto nel cuore, un pezzo di deserto - un altro ancora - che m' ostinerò a coltivare con i malinconici semi dell' assenza, che ora fioriranno nella bellezza e nel rimpianto di una grande e profonda amicizia; non basterà, mi mancherai, piangerò ogni volta e tu sorriderai di me.
Ti saluto, ma non è un addio - mentre t' immagino così come nella foto, che danzi, leggero e libero - con parole più alte delle mie, che rubo e ti regalo, perché la poesia, lo sappiamo tutt' e due, risuona fino alle nuvole e ti raggiungerà:



Vi avvicinate ancora, ondeggianti figure

apparse in gioventù allo sguardo offuscato.

Tenterò questa volta di non farvi svanire?

Sento ancora il mio cuore incline a quegli errori?

Voi m'incalzate! E sia, vi lascerò salire

accanto a me dal velo di nebbia e di vapori;

aleggia intorno a voi un alito incantato

che al mio petto dà un fremito di nuova gioventù.

Voi recate le immagini di giorni spensierati,

ed affiorano ombre che mi furono care;

simili ad un'antica, quasi svanita saga

ritornano con voi gli amici e i primi amori;

si rinnova il dolore, il pianto ripercorre

il corso labirintico di una vita errabonda,

e nomina i magnanimi prima di me scomparsi,

frodati dalla sorte di belle ore felici.

Non potranno ascoltare i canti che verranno

le anime alle quali i miei primi cantai;

la ressa degli amici si è dileguata, ormai,

l'eco prima dei canti è, purtroppo, svanita.

La mia canzone suona ad una folla ignota,

che perfino se applaude fa tremare il mio cuore,

e chi allora ascoltava lieto la mia canzone

erra, se vive ancora, disperso per il mondo.

Ed una nostalgia da tempo sconosciuta

mi prende di quel grave, calmo regno di spiriti,

si libra adesso in indistinti suoni

sussurrando il mio canto, simile all'arpa eolia,

un brivido mi afferra, lacrima segue lacrima,

si sente molle e tenero questo cuore severo;

quel che adesso possiedo lo vedo da lontano,

e quello che svanì diventa reale e vero.

( J. W. Goethe)


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Addio Clay!

di ozarzand (16/12/2006 - 14:56)

Addio Clay!

Se ne va un altro mito della mia adolescenza, all' epoca c' erano persino i jeans "Clay Regazzoni" e sulla mia vecchia Vespa PX, c' è ancora attaccato l'adesivo col disegno del suo casco.
Era un grande, come sportivo e come uomo.

Che la terra gli sia lieve.





qui un articolo un bell' articolo su di lui


qui il suo sito web




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Per Piergiorgio Welby

di ozarzand (13/12/2006 - 02:45)


“Non rinuncerò alla vecchiezza se essa mi lascerà intero a me stesso, dico intero nella parte migliore; ma se comincerà a scuotere la mia mente, a schiantarne delle parti, se mi lascerà non la vera vita, ma solo una forza animatrice di vitalità organica, senz' altro me ne uscirò da quell'edificio interiormente viziato e destinato a rovinare. Non cercherò colla morte di fuggire una malattia purché si tratti di una malattia da cui possa guarire e il mio intelletto non venga deteriorato. Non volgerò le mani contro me stesso per fuggire il dolore: in questo caso darsi la morte significa essere vinti. Ma quando saprò di dover soffrire condannato a un dolore senza fine, allora uscirò dalla vita non per fuggire il dolore, ma perché esso sarà d'impedimento a tutte quelle cose che costituiscono la ragione di vivere.
(Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio)

E dovremo dunque negarti, Dio
Dei tumori, Dio del fiore vivo,
e cominciare con un no all’oscura
pietra «io sono» e consentire alla morte
e su ogni tomba scrivere la sola
nostra certezza:«Thanatos athanatos»?
Senza un nome che ricordi i sogni
Le lacrime i furori di quest’uomo
Sconfitto da domande ancora aperte?
Il nostro dialogo muta; diventa
Ora possibile l’assurdo. Là
Oltre il fumo di nebbia, dentro gli alberi
Vigila la potenza delle foglie,
vero il fiume che preme sulle rive.
La vita non è sogno. Vero l’uomo
E il suo pianto geloso del silenzio.
Dio del silenzio, apri la solitudine.
(Salvatore Quasimodo - Thanatos athanatos)



VERONESI: E' IL PAZIENTE CHE DEVE DECIDERE


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