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Archivio Dicembre 2006

2007

di ozarzand (31/12/2006 - 01:52)

Buon Anno a tutti!

Si può cominciare l' anno cercando compulsivamente un calendario pruriginoso,

oppure interrogare ansiosamente gli astri consultando oroscopi,

oppure si può semplicemente e positivamente fare qualcosa per un anno migliore non soltanto per noi stessi!

Volendo, si possono fare tutt' e tre le cose...

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Bon voyage, mon ami

di ozarzand (27/12/2006 - 01:11)


Non ho parole mie per salutarti, Conte, troppo dolore per questa tua brusca partenza dal mondo. Resta l' affetto enorme, i ricordi preziosi e questo vuoto nel cuore, un pezzo di deserto - un altro ancora - che m' ostinerò a coltivare con i malinconici semi dell' assenza, che ora fioriranno nella bellezza e nel rimpianto di una grande e profonda amicizia; non basterà, mi mancherai, piangerò ogni volta e tu sorriderai di me.
Ti saluto, ma non è un addio - mentre t' immagino così come nella foto, che danzi, leggero e libero - con parole più alte delle mie, che rubo e ti regalo, perché la poesia, lo sappiamo tutt' e due, risuona fino alle nuvole e ti raggiungerà:



Vi avvicinate ancora, ondeggianti figure

apparse in gioventù allo sguardo offuscato.

Tenterò questa volta di non farvi svanire?

Sento ancora il mio cuore incline a quegli errori?

Voi m'incalzate! E sia, vi lascerò salire

accanto a me dal velo di nebbia e di vapori;

aleggia intorno a voi un alito incantato

che al mio petto dà un fremito di nuova gioventù.

Voi recate le immagini di giorni spensierati,

ed affiorano ombre che mi furono care;

simili ad un'antica, quasi svanita saga

ritornano con voi gli amici e i primi amori;

si rinnova il dolore, il pianto ripercorre

il corso labirintico di una vita errabonda,

e nomina i magnanimi prima di me scomparsi,

frodati dalla sorte di belle ore felici.

Non potranno ascoltare i canti che verranno

le anime alle quali i miei primi cantai;

la ressa degli amici si è dileguata, ormai,

l'eco prima dei canti è, purtroppo, svanita.

La mia canzone suona ad una folla ignota,

che perfino se applaude fa tremare il mio cuore,

e chi allora ascoltava lieto la mia canzone

erra, se vive ancora, disperso per il mondo.

Ed una nostalgia da tempo sconosciuta

mi prende di quel grave, calmo regno di spiriti,

si libra adesso in indistinti suoni

sussurrando il mio canto, simile all'arpa eolia,

un brivido mi afferra, lacrima segue lacrima,

si sente molle e tenero questo cuore severo;

quel che adesso possiedo lo vedo da lontano,

e quello che svanì diventa reale e vero.

( J. W. Goethe)


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AUGURI

di ozarzand (24/12/2006 - 00:22)

Quattro feste ricorrono entro la fine dell'anno:
per gli Ebrei: Channukà;
per i Buddhisti: la Festa dell'Illuminazione;
per i Cristiani: il Santo Natale;
per i Musulmani: la festività per il Sacrificio di Abramo.


A tutti:


AUGURI!

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Per Piergiorgio Welby

di ozarzand (21/12/2006 - 15:41)


Welby se n’ è andato. Adesso è libero, veramente. La foto, la più bella e la meno vista, ce lo restituisce come era, uomo, giovane, simile a noi sani.
Vorrei ricordare di lui, non soltanto il coraggio e la forza di ostentare il corpo morente per scatenare finalmente un discorso serio sulla Pietas, che in nome di ipocrisie beghine neghiamo – e a lui fino all’ ultimo è stata negata - , ma soprattutto vorrei ricordarlo vivo, vitale, un uomo che ha amato e abbracciato la vita intensamente, perché si fugga dall’ orribile equivoco che Welby sia stato soltanto quel corpo disfatto e martoriato che c’ è apparso negli ultimi mesi. Welby ha vissuto una vita piena, ha amato, agito, lottato, sognato. Ha scritto delle bellissime poesie, pubblicate in un e-book (scaricale da qui) che ne danno un meraviglioso ritratto vitale, pervaso da una sehnsucht di straordinaria potenza; e di lui ci danno un ritratto pieno, malinconico e ironico, sensuale e giocoso, vivo. Preferisco pensarlo così adesso, uno come me, vivo e presente nel mondo, attraverso la sua esistenza e le sue parole sul mondo e le persone, sui fatti piccoli e grandi dell’ essere ed esserci.


Interrogativi  di Piergiorgio Welby

In quale giorno 
Sono morto? 
A che latitudine s'incontrano 
Le aurore boreali? 
Che c'è di sbagliato 
In me? 
Perché non ho vissuto 
La mia vita? 
Perché non mi sono accorto 
Di morire? 
Dov'ero mentre sognavo 
Di vivere? 
Mentre vivevo che cosa 
Sognavo? 
A che latitudine s'incontrano 
Le aurore boreali? 
Che c'è di sbagliato 
In me? 
In quale giorno 
Sono morto? 


Il titolo? Indovinate!  di Piergiorgio Welby
 
 
Culi 
Di ragazze 
Collassano 
Inutilmente trattenuti 
Da eroiche mutandine 
Culi quarantenni 
Si gonfiano ad ogni passo 
Mongolfiere insofferenti 
A stento trattenute a terra 
Da gambe vibranti 
Culi come pianeti 
Aristotelicamente perfetti 
Sferiche epifanie 
Dell'esistenza di dio 
Vorrei collezionarli tutti 
E spolverarli 
Felice 
La domenica 
Sera. 
 
Fonte: http://calibano.ilcannocchiale.it/



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Otello il nìvuru di Mazzaria

di ozarzand (18/12/2006 - 14:08)


È uscito, edito da Bulzoni, il mio “Otello il nìvuru di Mazzaria”, tragica commedia, vincitrice del Premio Ugo Betti 2005, con una bella prefazione di Marco De Marinis.
Potreste regalarvelo o regalarlo per Natale, cliccando qui o andando in libreria.


Per invogliarvi cito:

InScena, n.2 2005
IL MORO DI VENEZIA PARLA SICILIANO
I personaggi, novelli “scarrozzanti” testoriani trapiantati in Sicilia, o ultimi discendenti dei comici dell’Arte, o personaggi “recitanti” pirandelliani, ribaltano il sublime della tragedia di origine, ponendo un’ironica distanza tra la loro performance e il taglio ovviamente tragico della vicenda, portando lo spettatore a ridere “di traverso”; perché poi amori e amorazzi, tresche e inganni, amplessi e ammazzamenti, tutto è portato all’esasperazione, al paradosso, all’osceno, all’espressionistico, calato nel contesto di una “s-democrazia”, dove regna disperatamente la stolidità del potere. La trasposizione realizzata da Randazzo rivitalizza davvero sapientemente la tradizione, per offrire una cruda metafora dei nostri “orrorosi” anni.

America Oggi  quotidiano italiano pubblicato negli Stati Uniti
30 gennaio 2005
Otello a Mazara del Vallo
Nell'Italia multiculturale e multirazziale di oggi, il celebre Moro di Venezia si trasferisce nell'area di Lampedusa.
Commedia costruita con un magnifico impasto linguistico in cui prevale il siciliano, ma arricchito di movenze idiomatiche, tratte ora dall'oralità degli extracomunitari, ora dal tardo Cinquecento.
Una storia beffarda e spudorata, con riferimenti continui all'attualità italiana, in un clima esasperato, sboccato e sfrontato, ma anche tremendamente significativo per le implicazioni al nostro travagliato presente.
È davvero un'occasione da non perdere...

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