Archivio Ottobre 2006
Nera
di ozarzand (20/10/2006 - 02:58)
INTERPOLAZIONI ©
su LA NUIT (Cauchemar)
di Guy de Maupassant
J'aime la nuit avec passion. Je l'aime comme on aime son pays ou sa maîtresse, d'un amour instinctif, profond, invincible.
Nera, in te sprofondo, accoglimi,
amata sterminata, verticale acuta,
sono in te abissalmente confitto.
Je l'aime avec tous mes sens, avec mes yeux qui la voient, avec mon odorat qui la respire, avec mes oreilles qui en écoutent le silence, avec toute ma chair que les ténèbres caressent.
Carezzami, avvolgimi, lambiscimi,
prosciugami e irrorami, Nera,
mi srotolo e mi arrotolo in te.
Les alouettes chantent dans le soleil, dans l'air bleu, dans l'air chaud, dans l'air léger des matinées claires. Le hibou fuit dans la nuit, tache noire qui passe à travers l'espace noir, et, réjoui, grisé par la noire immensité, il pousse son cri vibrant et sinistre.
Io non navigo come albatros
zoppicante sul ponte, ma sott’acque
scure nuoto, le tue, buie
e abbaglianti nel respiro assurdo
che m’annega, felice come Flebas il fenicio…
Le jour me fatigue et m'ennuie. Il est brutal et bruyant. Je me lève avec peine, je m'habille avec lassitude, je sors avec regret, et chaque pas, chaque mouvement, chaque geste, chaque parole, chaque pensée me fatigue comme si je soulevais un écrasant fardeau.
Spegnete il sole, che cancella i sogni!
La brutalità della luce, uccide il mistero
della bellezza, divora la materia,
ostentando il declino che il Tempo conduce.
Mais quand le soleil baisse, une joie confuse, une joie de tout mon corps m'envahit. Je m'éveille, je m'anime. A mesure que l'ombre grandit, je me sens tout autre, plus jeune, plus fort, plus alerte, plus heureux.
Tu soltanto, Nera, m’accendi
e in ombra stagli l’ esistere perfetto,
mio compimento eroico, del corpo
che s’innalza sprofondando.
Je la regarde s'épaissir la grande ombre douce tombée du ciel : elle noie la ville, comme une onde insaisissable et impénétrable, elle cache, efface, détruit les couleurs, les formes, étreint les maisons, les êtres, les monuments de son imperceptible toucher.
O Nera, mia onda di perpetua forza,
dislavami colori ed apparenze vane,
dimostrami l’ essenza, impercettibile.
Alors j'ai envie de crier de plaisir comme les chouettes, de courir sur les toits comme les chats ; et un impétueux, un invincible désir d'aimer s'allume dans mes veines.
Ti grido, Nera, invasato, in impeto
assoluto, ti desidero e chiamo,
assetato, arso, attorto, avvolto,
in atto d’ inesplicabile eruzione!
Je vais, je marche, tantôt dans les faubourgs assombris, tantôt dans les bois voisins de Paris, où j'entends rôder mes soeurs les bêtes et mes frères les braconniers.
M’ immergo e precipito, volo
e m’ innalzo fra demoni fratelli,
angeli consanguinei, bestie sorelle,
precipite e propulso, insulso.
Ce qu'on aime avec violence finit toujours par vous tuer. Mais comment expliquer ce qui m'arrive ? Comment même faire comprendre que je puisse le raconter ?
Mi ucciderai, lo so, tu, Nera,
la carne, il cuore, il pensiero,
mi strazierai in frantumi.
Perché? E come io, potrò
mai raccontarti, come?
Je ne sais pas, je ne sais plus, je sais seulement que cela est. - Voilà.
Non lo so, non lo so più,
so soltanto che è così.
Ecco, sì.
©
di ozarzand (10/10/2006 - 13:22)
Venerdì 13 ottobre ore 20.30 al LINUX CLUB, via di Libettta 15/c, Roma
verrà presentata l’antologia:
CON GLI OCCHIALI DA SOLE
ANCHE DI NOTTE
scatti suburbani
Il libro (Giulio Perrone Editore) devolverà il ricavato a
LA NOTTE DEI SENZA FISSA DIMORA
INTERVERRANNO
· Girolamo Grammatico (curatore dell’antologia)
· Nino G. D’Attis (scrittore)
· Luca Moretti (scittore)
· Gianluca Colloca (scrittore)
DURANTE LA PRESENTAZIONE VERRà TRASMESSA LA CLIP by ABBìLì E ANTONIO BRUNO (FUMETTISTA) ILLUSTRERA’, IN LIVE, SCENE DEL FUMETTO CONTENUTO NELL’ANTOLOGIA
…qui di seguito la seconda di copertina:
Tra le mani non state tenendo un libro, ma una responsabilità. Adesso la scelta se leggerlo o meno si muove su molti livelli di coscienza. Gli obbiettivi di questo libro trascendono il prodotto stesso, l’oggetto in sé e le regole dell’industria della cultura. Le storie che vi risiedono sono figlie di un’urgenza: la necessità di scrivere e raccontare. Il bisogno di narrare. Ragion per cui dentro non c’è uno stile, un genere, una linea omologante. Dentro c’è il caos del quotidiano, le variabili del mondo, la complessità del vivere. Dentro troverete i bisogni dei narratori e l’energia dei cantastorie.
Con questo libro compirete due passi importanti: la libera diffusione del sapere, grazie alla licenza delle creative commons e il finanziamento de “La Notte dei Senza fissa dimora”, l’evento simbolo organizzato da l’associazione “Insieme nelle Terre di Mezzo”, perché anche noi siamo scrittori senza casa.
Dalla sezione LetteraturaViva dell’evento artistico Martelive (Roma), un nucleo di scrittori si è riunito per un’antologia slegata dal panorama editoriale attuale. Narrazione, libera riproduzione ed eticità sono gli unici elementi che uniscono i singoli autori al gruppo, il resto è sperimentazione. A concludere il libro una storia illustrata che rende omaggio al genio di Collodi e una postfazione degna di un progetto del genere.
verrà presentata l’antologia:
CON GLI OCCHIALI DA SOLE
ANCHE DI NOTTE
scatti suburbani
Il libro (Giulio Perrone Editore) devolverà il ricavato a
LA NOTTE DEI SENZA FISSA DIMORA
INTERVERRANNO
· Girolamo Grammatico (curatore dell’antologia)
· Nino G. D’Attis (scrittore)
· Luca Moretti (scittore)
· Gianluca Colloca (scrittore)
DURANTE LA PRESENTAZIONE VERRà TRASMESSA LA CLIP by ABBìLì E ANTONIO BRUNO (FUMETTISTA) ILLUSTRERA’, IN LIVE, SCENE DEL FUMETTO CONTENUTO NELL’ANTOLOGIA
…qui di seguito la seconda di copertina:
Tra le mani non state tenendo un libro, ma una responsabilità. Adesso la scelta se leggerlo o meno si muove su molti livelli di coscienza. Gli obbiettivi di questo libro trascendono il prodotto stesso, l’oggetto in sé e le regole dell’industria della cultura. Le storie che vi risiedono sono figlie di un’urgenza: la necessità di scrivere e raccontare. Il bisogno di narrare. Ragion per cui dentro non c’è uno stile, un genere, una linea omologante. Dentro c’è il caos del quotidiano, le variabili del mondo, la complessità del vivere. Dentro troverete i bisogni dei narratori e l’energia dei cantastorie.
Con questo libro compirete due passi importanti: la libera diffusione del sapere, grazie alla licenza delle creative commons e il finanziamento de “La Notte dei Senza fissa dimora”, l’evento simbolo organizzato da l’associazione “Insieme nelle Terre di Mezzo”, perché anche noi siamo scrittori senza casa.
Dalla sezione LetteraturaViva dell’evento artistico Martelive (Roma), un nucleo di scrittori si è riunito per un’antologia slegata dal panorama editoriale attuale. Narrazione, libera riproduzione ed eticità sono gli unici elementi che uniscono i singoli autori al gruppo, il resto è sperimentazione. A concludere il libro una storia illustrata che rende omaggio al genio di Collodi e una postfazione degna di un progetto del genere.
Nell' oscurità
di ozarzand (07/10/2006 - 03:55)
(E. Pound)
luoghi sconosciuti. altri luoghi. persone sconosciute e già note. case ricche d'una vita che non è la mia. eppure lo diventa. tutto può ricevermi senza implicarmi. è una sensazione ambigua e misteriosa, piacevole. vivi sulla scena di altre commedie, altri drammi. o sono i miei che si svolgono su scenari che non gli appartengono. è piacevole comunque. mi affascina. anche io.
non so decidermi a dare una piega che sia unica alla mia esistenza. non voglio. morirò il giorno in cui succederà. o molto banalmente, sarò un altro. tutto ciò che è fortuito è per me l'essenziale. e tutto è fortuito. si finge di "certificare" tutto proprio perché non lo è. per paura.
la mia paura è uno sgomento che nutre la tristezza del mio sorriso. l'unica felicità a me possibile. ed è impossibile.
forse il sole.
ma una stella sa già la sua fine.
rubo immagini che altrimenti non ricorderei. o che non potrei ridire perché non sono reali. fotografo sempre con diaframmi altissimi: sembra che l'occhio sia chiuso ma la sua vista è acutissima, profonda. il tempo è il suo giusto, paziente aiutante.
nel silenzio del mio respiro che soffia fumo di sigarette pastose, ascolto le vite degli altri, mai visti prima. ma so chi sono. ormai.
devo partire. ancora.
si può pensare di dire cose impossibili a dirsi solo per l'osceno gusto di stupire, ostentarsi. non certo per acume intellettuale ché quello preferisce altri modi. meno provvisori. più sottili. è ben possibile, a volte, tacere ed esprimere il mistero.
non è possibile che un fiato entri in me. perché io non so respirarlo. solo il mio occhio penetra fin dove nessuno può vedere e conoscere l'altro. il mio cuore urla perché non conosce più nemmeno l'orrore. sento sul cranio le linee del labirinto che lo percorre senza vie d'uscita. sono io la via d'uscita. per lui. non per me.
dovrei poter fare qualcosa. potrei dovere qualcosa. o qualcuno.
non c'è nessuno. o non ci sono io.
oggi, nei giardini dei papi, dei re, dei presidenti, ho passeggiato senza vedere nulla, rubando immagini di gente sconosciuta, fotografando ossessivamente due amiche carine. poi ho fatto un giro per capire dov'ero. una banda militare suonava una marcia già sentita, la gente si stravaccava sull'erba, il maggiordomo inorridiva, il servizio d'ordine in divisa falso borghese disprezzava tutti, le suore di tutte le tonalità di colore, dal bianco al nero, svolazzavano sudate, i bambini facevano pipì. dall'alto della torretta, sotto la bandiera, un cecchino teneva d'occhio la festa pronto a farne una tutta sua.
è ora, è ora. questo è il momento. eppure non so. eppure sono confuso e non vorrei. non vorrei che fosse ora. non vorrei che fosse ora, così. forse, veramente, io sto costruendo la perfezione del mio fallimento. comunque vadano le cose. e per ora vanno bene: è ora, sembra.
Tremo dietro alla libertà delle parole
pronte alla chiusura di chi vuole
ingabbiarle. E divengono simboli
d'azioni mai pensate, croci
per sacrifici in nome di verità
che mai le parole sognarono
d'esprimere. E il tremore mio
si tramuta in riso per la mia
e l'altrui scempiaggine. Mi guardo
chiuso nella gabbia, fra altre
gabbie monoposto o di gruppo,
dove tutti noi, scimmie evolute,
ripetiamo gli uni agli altri
suoni di parole incomprensibili
perché mai nostre, mai pure.
la leggerezza delle cose, delle piccole cose, il banale piacere dell'esserci e sapersi qui, l'amore per il proprio respiro, la luce che la vita comunque porta con sé, persino nell'accendersi artificiale ma caldo di una lampada in cucina, la rassicurante rotondità di una tazzina, il fischio familiare della teiera, persino l'inquietante stridere dei freni d'una automobile che per poco non c'investiva, anche questo, tutto, a dirci che ci siamo e ci fa piacere restarci. l'orologio così scandisce ore che se pur frenetiche, se pur affaticate ci paiono amiche perché tutto sempre ci accompagna a noi stessi e il mondo anche nel conflitto più esasperato pare venirci incontro. eppure non c'è in tutto questo un ottimismo incosciente quasi irresponsabile, come può sembrare a prima vista. è dalla coscienza profonda e consapevole che solo può nascere una tale leggerezza del vivere e del sentire. e dall'ironia.
non credo più a niente, nulla mi pare degno. tutto è possibile, è vero, ma adesso sono stanco, troppo stanco. sono stufo di farmi succhiare energie e volontà da altri. vorrei essere così, per nulla, anche per ciò che so di non essere, eppure amato, così, per nulla.
è come se avessi da dire tanto, da scrivere tanto, troppo, ed essere bloccato proprio da questa eccessiva esigenza. Forse dovrei inventarmi un giochino formale, per distrarmi e dire, almeno qualcosa, forse tutto. ma a chi? e perché? (la domanda tutto sommato è oziosa, stupida).
che giorni sono questi?
internato nella vita che io solo ho voluto, anarchicamente strutturato, indigente e libero, tanto libero da non esserlo.
ho rifiutato tutto perché volevo, voglio tutto. ma infine, infine, infine sto bene come sto. sì, sicuro, ma ho fame ancora, di più, sempre, e non so di che, e di tutto e di nulla e sono ancora qui e non sto da nessuna parte.
dov'è la poesia? non è morta lo so. ma di sicuro vive nell'oscurità.
NELL’ OSCURITÀ - © Francesco Randazzo





Ultimi commenti