Archivio Aprile 2006
Ma cosa diavolo vorrà mai dire?... Il futuro... Il futuro?
di ozarzand (24/04/2006 - 17:48)
La collezionista
ovvero la Sindrome di Babbo Natale
di Chiara De Luca
Di che vi meravigliate
se mio maestro fu un sogno,
e ancora tremo per l'ansia
di dovermi ridestare
nel chiuso di quel carcere?
Ma quand'anche ciò non fosse,
solo sognarlo mi basta,
perché ho appreso proprio questo:
la felicità umana
scorre e passa come un sogno.
(Battuta finale di Sigismondo ne "La vita è sogno" di Calderon de la Barca.)
Questo libro scorre piacevolmente, con leggerezza e ironia ma anche, addentrandosi nella lettura, con una dose di sconcerto e persino “tifoseria” per la protagonista: Federica, giovane neo laureata in lingue straniere. La vediamo attraversare quel limbo che è il passaggio dall’essere studentessa, sognatrice e idealista a disoccupata laureata in cerca di lavoro. Fin qui, si potrebbe obiettare, nulla di nuovo o particolare, oppure: ecco il solito piagnisteo. Ma non è così. Intanto Federica è, pur nella sua precarietà e indeterminazione, una ragazza che non puoi non amare; una che chiama Antonio il suo vecchio computer e Mina la sua vespa scassata e che per cominciare il suo giro di colloqui, per prima cosa manda una lettera a Babbo Natale, chiedendogli un lavoro, non può che suscitare simpatia, stai dalla sua parte e poi, attraverso la sua estenuante ricerca, le sue fobie, lo smarrimento sentimentale e sessuale, il suo rapporto drammatico col cibo e col fumo, s’impara a conoscerla, a volerle bene, persino a sperare che Babbo Natale le risponda. Ma al di là dell’apparente infantilismo, Federica è un’anima pura, spaesata, che compie un percorso d’identificazione scontrandosi per la prima volta col mondo degli adulti, una come noi siamo stati, come ogni giovane ad un certo punto della sua vita è o sarà. C'è un bel campionario d'umanità lavorativa, con tutte le sue fissazioni, astuzie, sordidezze e trappole; e nel suo spostarsi per colloqui e appuntamenti, viaggiando, la protagonista incontra altri giovani sconosciuti, con i quali vive momenti di contatto e confidenza, comunione direi, che hanno nel libro i momenti più lirici, drammaticamente nostalgici dell'esistenza in quanto tale. Durano il tempo d'un respiro e d'un voltare pagina, come uno scottarsi e levare la mano per un soffio, la speranza di un sollievo che con cinica ironia e al contempo pervicace speranza, Federica persegue, con fragilità e forza allo stesso tempo.
Il libro ha la levità di un diario o di un blog di qualità che non ha velleità d’essere cliccato compulsivamente grazie a trucchetti stilistici o di contenuto furbo, ma invece è pulito e sincero, e ci regala un finale quasi magicamente positivo. Sognare e vivere, ci dice l'autrice, non sono in contraddizione, si cresce sì, ma perché rinunciare al "divino fanciullo" che la nostra anima racchiude, alle speranze, al bene cui aspiriamo? E poi, aiuta, complice l'ironia, attraversare la vita così.
Una lettura che consiglio di fare subito, anche perché Chiara De Luca ha già sfornato un sequel che, almeno dal titolo, ci suggerisce un seguito del viaggio nella vita di Federica, attraverso la sua eroica, pericolosamente ancora su strada, Mina vagante, la sua vespa amica. Se leggerete il primo, il secondo andrà da sé, come una ciliegia.
Il libro ha la levità di un diario o di un blog di qualità che non ha velleità d’essere cliccato compulsivamente grazie a trucchetti stilistici o di contenuto furbo, ma invece è pulito e sincero, e ci regala un finale quasi magicamente positivo. Sognare e vivere, ci dice l'autrice, non sono in contraddizione, si cresce sì, ma perché rinunciare al "divino fanciullo" che la nostra anima racchiude, alle speranze, al bene cui aspiriamo? E poi, aiuta, complice l'ironia, attraversare la vita così.
Una lettura che consiglio di fare subito, anche perché Chiara De Luca ha già sfornato un sequel che, almeno dal titolo, ci suggerisce un seguito del viaggio nella vita di Federica, attraverso la sua eroica, pericolosamente ancora su strada, Mina vagante, la sua vespa amica. Se leggerete il primo, il secondo andrà da sé, come una ciliegia.





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