Archivio Marzo 2006
Cronache di prodigiosi amori a Montecastrilli (Terni)
di ozarzand (31/03/2006 - 01:46)

sabato 1 aprile 2006, ore 21.00
Centro Studi U.i.l.t. Umbria
Montecastrilli (Terni) - Teatro San Giovanni
ingresso libero
Presentazione del libro
Cronache di prodigiosi amori
Teatro di meraviglie occorse in un agosto di Sicilia
Romanzo di Francesco Randazzo
Lampi di stampa Editore -I libri di Alice
Interventi di: Flavio Cipriani e Giuseppe Liotta
Presentazione a Roma di Papier Mais
di ozarzand (27/03/2006 - 03:33)

Venerdi 31 marzo 2006
ore 20.45
ore 20.45
Associazione Interculturale Italo-Irlandese
AICI - Via Tiberio Imperatore, 5 - 00145 Roma
Tel. +39 06 5412597 - Fax +39 06 54275266 - aiciroma@tin.it
Presentazione del libro
PAPIER MAIS
racconti su foglietti
di Francesco Randazzo
Introduce: Oreste Perna (vic.pres. AICI)
Presenta il libro: Stefano Martello (giornalista)
Reading dell’ attore Franco Mirabella
Conversazione con l’ autore
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
consigliata la prenotazione al n° 06 5412597
consigliata la prenotazione al n° 06 5412597
PAPIER MAIS, di Francesco Randazzo, è un libro che si estende ben oltre il piccolo formato e la brevità dei testi che lo compongono. È un libro che dura ben più del tempo della sua lettura. Lo abita un’ironia acuta e intelligente, che ti porta al sorriso o al riso, per poi smorzarlo e lasciarti a riflettere, a lungo.
Chiara De Luca, FaraNews n.75 - Marzo 2006
di ozarzand (24/03/2006 - 03:09)
Martedì 28 e Mercoledì 29 MarzoVETRINA DI SCENA SENSIBILE
TEATRO E LETTERATURA AL FEMMINILE
a cura di Serena Grandicelli
Argot Studio
via Natale del Grande 27 - 00153 Roma
Tel. 06/5898111
GLI HO DATO UNO SCHIAFFO
di Francesco Randazzo
con Carola Stagnaro
Un allucinato incessante e tragico monologo di una donna che deve assistere ad un silenzio apparentemente insuperabile: quello del figlio handicappato. La madre, che rifiuta la propria maternità, pur disperata, crede in impossibili miracoli televisivi che, associando l'handicap alla genialità, rendono fattibile la felicità e la celebrità anche per i più sfortunati. In un excursus di spietata e cinica rabbia contro il figlio che non risponde alle speranze della madre si arriverà ad una svolta inaspettata.
Giornata Mondiale della Poesia
di ozarzand (21/03/2006 - 02:50)

È una bella coincidenza che il giorno della poesia coincida con l'inizio della primavera!
È importante ci sia un giorno dedicato alla poesia e sarebbe altrettanto importante riflettere su quanto possa essere necessaria alla nostra vita, per la nostra esistenza e non considerarla come il vago passatempo di una serie di persone che non hanno nient'altro di meglio da fare che leggerla (poche) o addirittura presumere di scriverla (molte).
Questo brano di Brodskij è illuminante e decisivo a proposito:
"La poesia non è una branca dell'arte, è qualcosa di più. Se ciò che ci distingue dalle altre specie è la parola, allora la poesia, che è l'operazione linguistica suprema, è la nostra meta antropologica e, di fatto, genetica. Chi considera la poesia un modo per passare il tempo, una "lettura", commette un crimine antropologico, in primo luogo contro se stesso." J. A. Brodskij
La poesia come meta antropologica, genetica. È straordinario e ineffabile come concetto. Eppure la poesia è esperienza che tutti nella propria esistenza, volutamente o no, compiono, anche solo per un istante, poi dimenticato o banalmente incasellato in un genere ufficialmente svilito. Oppure la si può cercare o più semplicemente accoglierla questa esperienza, praticandola, "antropologicamente" appunto, rendendola atto vitale costante che accompagna e informa l'esistenza.
E questa che segue e la mia personale e lieve opinione in versi:
Le Muse, queste vecchie obsolete,
nessuno scrive più, è ovvio, “O Muse”,
si crede siano sparite o morte anche,
eppure sono ancora in questo mondo.
Vivono forse in case popolari,
vestono scialbe, almeno all’apparenza,
e non bazzicano mai i talk show.
Le si incontra e non si riconosce,
oppure è un balenìo fuggevole
sul tram, che scambiamo per altro,
forse un’insegna, forse una scintilla.
Ma sono loro, passano accanto
e non ce ne accorgiamo del prodigio.
Le Muse sono furbe oggigiorno,
pochi lo sanno, pochi sanno che
vivono in mezzo a noi, in clandestinità.
Buona Giornata a tutti!
È importante ci sia un giorno dedicato alla poesia e sarebbe altrettanto importante riflettere su quanto possa essere necessaria alla nostra vita, per la nostra esistenza e non considerarla come il vago passatempo di una serie di persone che non hanno nient'altro di meglio da fare che leggerla (poche) o addirittura presumere di scriverla (molte).
Questo brano di Brodskij è illuminante e decisivo a proposito:
"La poesia non è una branca dell'arte, è qualcosa di più. Se ciò che ci distingue dalle altre specie è la parola, allora la poesia, che è l'operazione linguistica suprema, è la nostra meta antropologica e, di fatto, genetica. Chi considera la poesia un modo per passare il tempo, una "lettura", commette un crimine antropologico, in primo luogo contro se stesso." J. A. Brodskij
La poesia come meta antropologica, genetica. È straordinario e ineffabile come concetto. Eppure la poesia è esperienza che tutti nella propria esistenza, volutamente o no, compiono, anche solo per un istante, poi dimenticato o banalmente incasellato in un genere ufficialmente svilito. Oppure la si può cercare o più semplicemente accoglierla questa esperienza, praticandola, "antropologicamente" appunto, rendendola atto vitale costante che accompagna e informa l'esistenza.
E questa che segue e la mia personale e lieve opinione in versi:
Le Muse, queste vecchie obsolete,
nessuno scrive più, è ovvio, “O Muse”,
si crede siano sparite o morte anche,
eppure sono ancora in questo mondo.
Vivono forse in case popolari,
vestono scialbe, almeno all’apparenza,
e non bazzicano mai i talk show.
Le si incontra e non si riconosce,
oppure è un balenìo fuggevole
sul tram, che scambiamo per altro,
forse un’insegna, forse una scintilla.
Ma sono loro, passano accanto
e non ce ne accorgiamo del prodigio.
Le Muse sono furbe oggigiorno,
pochi lo sanno, pochi sanno che
vivono in mezzo a noi, in clandestinità.
Buona Giornata a tutti!
Un Canto dei Beduini del Sahara
di ozarzand (20/03/2006 - 03:52)
Solo chi vive nel deserto ne conosce il silenzio
Che scende da ogni stella palpitante
E dalla bianca tomba della luna
Si stende senza palpiti il deserto
Simile al cuore di una donna morta
Che nessuna carezza risveglia
Solo chi è perso nel deserto
Senza canti di uccelli
Né stormire di fronde
Nell'arido grigiore di pietra e sabbia
La vera solitudine conosce
Io mi sono disteso
In questa immensità che scava
Di sotto ai nostri piedi
La cuna della tomba e del vagito





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