AUGURI!
Il mago di Natale
di Gianni Rodari
S'io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l'alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all'Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po' di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.
In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d'ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an'roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s'intende.
In piazza San Cosimato
faccio crescere l'albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l'albero del panettone
in viale Buozzi
l'albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.
Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all'albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l'albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.
Ha avuto un lutto?…
Seduto al volante, Walcott fumava una Craven; la pioggia aveva coperto il parabrezza. Con la sua voce dolce, discreta (ma la cui discrezione, tuttavia, non sembrava affatto un segno di indifferenza), gli chiese: “Ha avuto un lutto?…” A quel punto Djerzinski gli raccontò la storia di Annabelle, e della sua fine. Walcott ascoltava, di tanto in tanto scuoteva il capo o sorrideva. Alla fine del racconto rimase silenzioso, accese e quasi subito spense una nuova sigaretta, e disse: “Io non sono di origine irlandese. Sono nato a Cambridge, e a quanto pare sarei rimasto profondamente inglese. Spesso si dice che gli inglesi siano caratterizzati da un sangue freddo e da una riservatezza molto particolari che gli consentono di affrontare con humour gli avvenimenti della vita – ivi compresi i più tragici. È una cosa tanto vera quanto idiota. L’humour non salva; l’humour non serve praticamente a niente. Uno può affrontare con humour tutti gli eventi della sua vita per anni, talvolta per anni e anni, in certi casi può adottare un atteggiamento umoristico fino alla fine; ciò non toglie che comunque la vita riesce a spezzargli il cuore. Quali che siano le caratteristiche di coraggio, di sangue freddo e di humour che uno può sviluppare durante la propria vita, si finisce sempre e comunque col cuore spezzato. E a quel punto si smette di ridere. Alla resa dei conti rimangono sempre e soltanto solitudine, freddo e silenzio. Alla resa dei conti non c’è altro che la morte.”
(da Le particelle elementari di Michel Houllebecq, RL Libri SuperPocket)






Ultimi commenti