Scrivere
Si è scrittori, soltanto perché ostinatamente lo si vuole essere. Scrivere è un esercizio necessario, irrazionale ma estremamente logico, la sua logica è passionale, passione per il mondo, per gli uomini, e produce continuamente, costantamente il desiderio inappagabile di creazione della creazione, di sintesi o frammentazione perpetua della realtà. Il mondo è infinito e molteplice, irrazionale e logico allo stesso tempo e scrivere è tentare una mimesi continua con ogni parte del tutto, facendone, o tentando di farne un oggetto assoluto, che alchemizza il sistema complessivo o le sue parti, alcune, di volta in volta prescelte volontariamente o no dallo scrittore.
Lo scrittore è un folle dedito all’esercizio costante della sua follia, uno scienziato pazzo della realtà e della Storia, un pagliaccio che con rigore grida: - Il re è nudo! Ma poi subito aggiunge, ad instillare il dubbio: O forse è la regina...
È un folle, ma vede lontano, profetizza sempre con parole semplici e mai volendolo fare, semplicemente dice e scrive di ciò che lui vede e sente, quando nessuno vede e sente; questa sua inattualità lo rende portatore di presagio, scavatore di Storie mai avvenute, archeologo di veridici falsi, cosmonauta di viaggi intergalattici mai realizzati. Tutto è possibile nel mondo, tutto può accadere. Lo scrittore s’arroga il diritto d’essere nel mondo creatore di mondi possibili, umanità impossibili, accadimenti reali ed onirici che nessuno sa, ma accadono o accadranno, forse sono già accaduti e colati a picco nella dimenticanza. Allora lo scrittore si fa rammentatore, ma non sa resistere alla irrefrenabile voglia di alterare i fatti, con coerenza di scrittore, anche e soprattutto con piccole o grandi falsità che rendono la sua opera più vera e soprattutto più viva.





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