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Archivio Marzo 2005

Auguri

di ozarzand (26/03/2005 - 20:40)

E il mistero è troppo complicato
Non può essere risolto o capito
Da mani o piedi o polpastrelli
E non dovrebbe esser definito con nomi indecenti
Da quelli che cercano risposte semplici
In tutti i libri tranne che in se stessi
Continua a ridere, saetta
Datti pacche sulle ginocchia
Fa balenare i denti
Scherza che qui siamo consenzienti
Sto addirittura puntandomi il dito addosso
Peccato solo che ci è voluto tanto tempo

(Bob Dylan, Mr. Tambourine. Tutte le canzoni e le poesie, traduzione di Tito Schipa Jr, Arcana)

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L'editore Alessandro Ramberti presenta Helen Paraskevà e Francesco Randazzo

di ozarzand (17/03/2005 - 00:22)

Venerdì 18 marzo 2005,ore 17.30
Libreria Odradek, via dei Banchi Vecchi 57, Roma

Fara Editore
Antologia Pubblica 2005

L’editore Alessandro Ramberti presenta due autori dell'Antologia:
Helene Paraskeva migrante greca
Francesco Randazzo siciliano della diaspora

La scrittura agile di Randazzo è l'occasione quasi involontaria di rimettere a fuoco sguardi e voci ascoltate, considerazioni surreali reinventate e fissate sulla carta. Per Paraskeva, parlare di migrazione è raccontare con ironia di quello stato d'animo che fa sentire nomadi, effimeri, precari (anche quando si è "di ruolo") sempre e ovunque.

Reading & Music
con
Flavia Fabene - Sara Faudella
e
La Compagnia del Sospetto:
Dario Tacconelli - Nicola Liberato
Giampaolo Cetraro (flauto) - Dario D’Abrosca (sax)

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Fatwa

di ozarzand (14/03/2005 - 01:55)

Leggo su La Stampa di sabato 12 marzo:

Nel giorno del primo anniversario degli attentati di Madrid la Commissione islamica spagnola ha emesso una fatwa contro il leader di al-Qaeda, Osama bin Laden, definito fuori dall’Islam per aver sostenuto quegli attacchi. «Dichiariamo che Osama bin Laden e la sua organizzazione al-Qaeda, responsabili per gli orrendi crimini contro gente innocente, uccisa in modo meschino negli attentati terroristici dell’11 marzo – si legge nell’editto che, come spiegato dal segretario della Commissione, Mansur Escudero, ha valore morale piuttosto che legale – sono fuori dai parametri dell’Islam». Nel ricordare che il Corano vieta ai musulmani di commettere crimini contro gente innocente, la Commissione denuncia che «gli atti terroristici di Osama bin Laden e di al-Qaeda sono oggetto di forte condanna».

La notizia è di grande, enorme importanza, ma è in ottava pagina. In televisione non ho sentito nessuna notizia. Forse m’è sfuggita, forse non l’hanno data o forse l’hanno detta in mezzo a qualche “panino” di notizie, in modo che non risaltasse.

A me pare una notizia da prima pagina o da titolo del telegiornale. Una fatwa è il più alto gesto di condanna nel mondo islamico, l’equivalente (anche più duro e sicuramente più sentito) dell’anatema cattolico. Significa che chi ne è colpito è fuori dal consesso umano e religioso, che è non solo da rifuggire e condannare ma, può essere giustiziato da qualunque credente. Ricordiamo per esempio la fatwa contro lo scrittore … lanciatagli dagli ayatollah iraniani, per la quale fu costretto a vivere per anni in clandestinità e sotto protezione. Per questo il rappresentante degli islamici spagnoli mette più in evidenza la volontà di un atto morale, spostando la fatwa in un’accezione severa ma non violenta. Bin Laden è già in clandestinità, ma adesso comincia a sapere, ufficialmente, che gli islamici possono estrometterlo, impedire che insozzi la loro fede. E dovremmo saperlo anche noi, che l’Islam si muove anche in direzioni di civiltà. Lasciar passare queste notizie, senza dar loro il giusto e doveroso risalto, non aiuta noi a capire il mondo islamico e non aiuta gli islamici a superare la diffidenza verso di noi.
Ricordarsi che venti islamici che manifestano a Bagdad contro i sequestri, valgono quanto un milione di persone che scendono in una città europea, servirebbe ai direttori di giornali e telegiornali a saper riconoscere ad una notizia come questa la grande importanza che ha.

Dalla Sura V del Corano
Al-Mâ'ida

30
La sua passione lo spinse ad uccidere il fratello. Lo uccise e divenne uno di coloro che si sono perduti.

31
Poi Allah gli inviò un corvo che si mise a scavare la terra per mostrargli come nascondere il cadavere di suo fratello. Disse: «Guai a me! Sono incapace di essere come questo corvo, sì da nascondere la spoglia di mio fratello?». E così fu uno di quelli afflitti dai rimorsi.

32
Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un essere umano, salvo il caso d’un errore o d’una disgrazia, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità.

Per “Figli d’Israele” s’intendono tutti gli uomini. Lo preciso per evitare che qualcuno rigiri la sura verso un significato anti ebraico che non esiste. Mi dispiace per i guerrafondai, i terroristi e gli ipocriti (c’è un’altra bella sura dedicata a loro), ma il Dio originario degli ebrei, dei musulmani e dei cristiani, è lo stesso e parla, attraverso libri diversi, scritti da uomini diversi, a tutti.
E questo può solo indurci a riflettere che dalle diversità, potrebbero nascere le ragioni di un confronto che ci migliori, tutti.

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L'origine della luna e delle stelle

di ozarzand (11/03/2005 - 02:33)

di Gu Cheng


I rami degli alberi volevano andare a strappare il cielo,
ma non vi fecero che dei minuscoli fori,
ne trasparve la luce di là dal cielo,
che gli uomini chiamano la luna e le stelle.

(da Nuovi Poeti Cinesi, a cura di Claudia Pozzana e Alessandro Russo, Einaudi)

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Scrivere

di ozarzand (07/03/2005 - 02:11)

Si è scrittori, soltanto perché ostinatamente lo si vuole essere. Scrivere è un esercizio necessario, irrazionale ma estremamente logico, la sua logica è passionale, passione per il mondo, per gli uomini, e produce continuamente, costantamente il desiderio inappagabile di creazione della creazione, di sintesi o frammentazione perpetua della realtà. Il mondo è infinito e molteplice, irrazionale e logico allo stesso tempo e scrivere è tentare una mimesi continua con ogni parte del tutto, facendone, o tentando di farne un oggetto assoluto, che alchemizza il sistema complessivo o le sue parti, alcune, di volta in volta prescelte volontariamente o no dallo scrittore.
Lo scrittore è un folle dedito all’esercizio costante della sua follia, uno scienziato pazzo della realtà e della Storia, un pagliaccio che con rigore grida: - Il re è nudo! Ma poi subito aggiunge, ad instillare il dubbio: O forse è la regina...
È un folle, ma vede lontano, profetizza sempre con parole semplici e mai volendolo fare, semplicemente dice e scrive di ciò che lui vede e sente, quando nessuno vede e sente; questa sua inattualità lo rende portatore di presagio, scavatore di Storie mai avvenute, archeologo di veridici falsi, cosmonauta di viaggi intergalattici mai realizzati. Tutto è possibile nel mondo, tutto può accadere. Lo scrittore s’arroga il diritto d’essere nel mondo creatore di mondi possibili, umanità impossibili, accadimenti reali ed onirici che nessuno sa, ma accadono o accadranno, forse sono già accaduti e colati a picco nella dimenticanza. Allora lo scrittore si fa rammentatore, ma non sa resistere alla irrefrenabile voglia di alterare i fatti, con coerenza di scrittore, anche e soprattutto con piccole o grandi falsità che rendono la sua opera più vera e soprattutto più viva.

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